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MILANO, PRET A PORTER AUTUNNO INVERNO 2002-2003 / FERRE’, ARMANI, EMPORIO ARMANI, CAVALLI
Il fascino discreto dell'odalisca
Per Armani sfila l’orientale del terzo millennio. Ferrè sceglie il glamour con tessuti ricercati e lavoratissimi. Look Anni Ruggenti per Cavalli... Milano rende omaggio a una donna sempre più borghese

di Eleonora Attolico


Gianfranco Ferré non ha mai dimenticato quel periodo d’oro in cui faceva il direttore creativo da Dior. La nostalgia per l’atelier parigino è ancora vivissima, tanto che ha dedicato la sua ultima sfilata al “New look”, ovvero a quello stile inventato nel 1947 proprio dal couturier francese, che sottolineava la vita delle donne, disegnava gonnone a corolla, utilizzava metri e metri di stoffe preziose nel segno di una ricchezza ritrovata dopo gli anni cupi della Seconda Guerra Mondiale. Oggi come allora, forse anche grazie ad Alan Greenspan che ha appena annunciato al mondo che il peggio della recessione è ormai passato, Ferré si abbandona al glamour con la G maiuscola. E nel suo spazio di via Pontaccio ci regala una bella serie di tailleur che segnano la vita, di cappotti in cashmere che si appoggiano sul corpo anche se spesso sono strizzati da una cinturona di cuoio.

Sfilano poi curiosi abiti in mohair, ma anche la famosa camicia bianca Ferré. E’ poi la volta dei completi proposti nei tessuti maschili come il Principe di Galles e la grisaglia. Per la sera Ferré ricorda il legame indissolubile tra artigianato e moda. E si viene a sapere che alla periferia di Milano esiste un laboratorio dove si lavorano a maglia (con i ferri misura 4) tutti i tipi di tessuti, compresi quelli soffici come lo chiffon e la georgette. Il risultato? Strepitosi abiti da sera, leggeri e dalle tinte forti, lavoratissimi.

A metà strada tra il Barone Rosso e Saint-Exupéry si colloca invece la sfilata-evento di Giorgio Armani. Che rievoca quei mitici aviatori davanti a Sofia Loren, Maria Grazia Cucinotta e Ornella Muti. L’autore del “Piccolo Principe” era considerato uno degli uomini più eleganti del suo tempo anche se, nell’immaginario collettivo, è ricordato con la calottina di cuoio e gli occhialoni. Ma Armani va oltre il cliché, e ripropone lo stile odalisca tanto in voga in occidente negli anni Venti e Trenta. Così nel suo teatro realizzato dall’architetto giapponese Tadao Ando ha presentato pantaloni larghi e morbidi come fossero rimborsati alla caviglia. Ma il pezzo più importante è una curiosa (e poco portabile) panta-gonna, una braca larga trattenuta sotto la caviglia da una staffa. Più riuscita la parte alta, fatta di giacche minute, di top, di belle bluse di seta color cipria. Qua e là, per fortuna, ci sono ancora i classici pantaloni Armani larghi e dritti, ma c’è spazio anche per quelli aderentissimi che si fermano all’altezza del ginocchio. Per la sera c’è molto bianco e nero per i corpetti scintillanti.

Si sente in giro aria di ottimismo, forse re Giorgio vuole dar retta proprio ad Alan Greenspan, e difatti anche la collezione giovane dell’Emporio Armani si diverte con brio. Ci sono tanti bermuda, boxer, brachette corte da indossare sulle giacche e non importa se d’inverno piove e fa freddo. In altri parti del mondo, come a Miami o Los Angeles farà caldo e andranno a ruba. All’Emporio si recupera soprattutto un senso di libertà e di freschezza. Le calze sono millerighe, i giubbotti sono di pelle trattata. Per la sera imperversano le canottiere, allargate, allungate e ricoperte di cristalli e ricami. Diventano “oversize” e si trasformano in abiti da sera in stile “garçonne” anni Venti.

Anche Roberto Cavalli trova ispirazione negli Anni Ruggenti ed esibisce una spiritosa serie di vestiti da sera charleston. Per il resto lo stilista toscano davanti a uno stuolo di starlette tv (Emilio Fede, gli Articolo 31, Vanessa Incontrada, Natasha Stefanenko) ha omaggiato una donna più borghese del solito. Si vede addirittura la “petite robe noire”, un classico dei classici che non ha mai fatto parte del suo universo. Per il resto gli stampati questa volta sono meno sgargianti, spesso a motivi gioiello. C’è spazio anche per lunghi cappotti leopardati (Karolina Kurkova), i jeans sono stretti a sigaretta e portati con sandali altissimi. L’effetto è un po’ volgarotto ma a Cavalli va bene così. La chiusura però è di grande effetto, perché esce in passerella la sua musa ispiratrice, Cindy Crawford, bella tra le belle. Lei sostiene di aver messo su qualche chiletto dopo aver avuto due bimbi. Francamente non ce ne siamo proprio accorti.

(05/marzo/2002)

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