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NEW YORK, PRET A PORTER AUTUNNO-INVERNO 2002-2003 / RALPH LAUREN, CALVIN KLEIN, DONNA KARAN
New York vede nero
Disegnate dopo gli attentati alle Torri gemelle, le collezioni americane scelgono linee rigorose e colori scuri. Ma con tocchi sexy e romantici. Di grande eleganza

di Eleonora Attolico



«E' stata una delle migliori stagioni di New York, perché la moda spaziava dal basic-cittadino al romanticismo più femminile», ha scritto in una entusiastica recensione Suzy Menkes, la giornalista dell'Herald Tribune, conosciuta nell'ambiente per la sua severità. Rimane il dubbio, però, che tra media e compratori ci sia stato un tacito accordo: la volontà di dare coraggio all'economia della Grande Mela dopo i fatti dell'11 settembre. La scorsa stagione, infatti, le sfilate furono interrotte tragicamente proprio a causa dell'attentato alle Torri Gemelle.

Disegnate e in gran parte concepite in quei giorni bui, le collezioni americane presentate quattro mesi dopo l'abbattimento del World Trade Center sono, non a caso, tinte di nero, come hanno dimostrato i tre grandi stilisti della scena americana: Ralph Lauren, Calvin Klein e Donna Karan. Detto questo non sono mancati i tocchi di eleganza, anzi è spesso nei periodi più difficili che esplode la creatività. Da Ralph Lauren, ad esempio, spiccava la serie di giacche Edoardiane a forma di redingote. Tante anche le camicie bianche con gli jabot mentre i pantaloni sono affusolati oppure a sbuffo, come quelli da equitazione. Per la sera, lo stilista propone addirittura il frac (perché no? In fondo Saint Laurent ha inventato lo smoking da donna…).

Mentre Ralph Lauren sfilava nel suo quartier generale di Madison avenue, tutto legno e moquette, Calvin Klein ha presentato la sua collezione in un loft con panorama sui grattacieli di Manhattan. Sulla passerella si notano i cappotti militari ben tagliati e i lunghi abiti da sera neri, leggeri e trasparenti. Tutto è molto rigoroso, rigido, forse vagamente cupo. Pochissimi gli accessori, se non fosse per gli stivali neri a tacco basso e, frivolezza massima, alcuni orecchini d'argento tanto discreti da passare quasi inosservati. Il lusso vero, si sa, non deve mai farsi notare.

Donna Karan intitola la sua sfilata "Manhattan blues", in omaggio alla grande tradizione musicale della città. Ad applaudirla in platea c’è Bernard Arnault, il capo di Lvmh che ha acquistato da poco la sua griffe. Così la stilista newyorchese manda in passerella vestiti di velluto anni Venti e Trenta, linee fluide che accompagnano le forme femminili. La sua tavolozza spazia dal vinaccia al blu inchiostro passando per il nero. Poi Donna Karan rivede la "vie en rose", e presenta un cappottino rosa-chewing gum. La sua linea giovane, Dkny, appare vagamente leziosa, con gonne al ginocchio tagliate a sbieco intulle e pizzo; per una volta sembra più difficile da indossare rispetto alla prima linea dedicata di solito alle clienti più attempate.

(20/febbraio/2002)

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