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Roberto Tecchio
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25 anni e non li dimostra



Non si può certo dire che il piacentino Giorgio Armani, 66 anni compiuti l’11 luglio, nella moda non abbia fatto la gavetta. Dopo due anni di studi a Medicina, abbandona l’università e va a fare il buyer per La Rinascente. Poi passa a lavorare con Nino Cerruti, alla Hitman. Chi l’ha conosciuto allora ricorda un giovane che aveva grande talento per la scelta dei tessuti, grande feeling con la materialità degli abiti.
Dopo un periodo di lavoro come stilista free lance, nel 1975 fonda la Giorgio Armani spa, e crea la sua etichetta di prêt-à-porter uomo e donna. A spingerlo al gran passo è anche il socio Sergio Galeotti, di 11 anni più giovane di lui, conosciuto nel 1966 a Forte dei Marmi (Galeotti muore nel 1985 dopo un sodalizio affettivo e professionale durato quasi 20 anni).
Nel 1982 è il prestigioso “Time” a consacrarlo come il fenomeno mondiale della moda: prima di Armani solo Christian Dior era riu-scito a conquistare la copertina del settimanale americano. Da quel momento gli occhi azzurri, il viso abbronzato e l’eterna t-shirt dello stilista diventano il simbolo del trionfante made in Italy. C’è un’altra cosa che lo stesso Armani ricorda volentieri come tappa del suo successo: il film “American gigolo” e gli abiti indossati da Richard Gere, che resero riconoscibile e popolare uno stile in tutto il mondo. Si narra anche che la protagonista femminile, l’attrice Lauren Hutton, scoprì Armani indossando clandestinamente un impermeabile di Gere.
Per tutti gli anni Ottanta la fama procede in parallelo con la crescita dell’azienda che si arricchisce di linee: da Emporio Armani in tutte le sue declinazioni, ai profumi, agli occhiali, alle calze, agli orologi. Si accumulano premi e riconoscimenti internazionali. A Giorgio Armani vengono assegnate tutte le onoreficenze della Repubblica italiana, fino al titolo di Gran cavaliere. Nel 1991 riceve la laurea honoris causa dal Royal College of Art di Londra. Il giro d’affari del suo gruppo ormai lo colloca tra i primi produttori mondiali di prêt-à-porter. Chiude il 1999 con un fatturato di 1.680 miliardi di lire e apre il 2000 con una serie di novità: aquisisce le strutture del Gft che producono le sue linee maschili e fa un accordo con il gruppo Zegna, inizia la ristrutturazione dell’ex fabbrica Ne-stlé di via Bergognone per trasferirvi una parte dell’attività della sede di via Borgonuovo e, sempre a Milano, apre il megastore Armani/via Manzoni. E inizia la nuova avventura nella produzione di mobili e oggetti d’arredamento. Corteggiato negli ultimi anni da tutti i grandi nomi della finanza e della moda, Armani ripete che non ha deciso l’assetto futuro del suo impero. E non ama che glielo si chieda continuamente.

(28/settembre/2000)

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