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SPECIALE MODA / IL MEGASTORE DI RE GIORGIO
Benvenuti in casa Armani
Tavoli. Sedie. Divani. Vasi. Ma anche abiti. Libri. Fiori. E persino due ristoranti. Tutto in un elegante palazzo di 6 mila metri quadri. Nel centro storico di Milano

di Roberta Filippini


L’idea del “grande magazzino” doveva frullargli nella testa da molti anni, se già nel 1981, creando la sua seconda linea, pensò di battezzarla Emporio Armani. Il progetto in fondo parte da lì, da quel marchio che unisce un vocabolo popolare e perfino un po’ superato, a un cognome che nel mondo già vent’anni fa era sinonimo di stile moderno e raffinato. ll traguardo di quel percorso è al numero 31 di via Manzoni, naturalmente a Milano, in un palazzo di sei piani, interamente acquistato da Giorgio Armani per farne, con un investimento da 125 miliardi, «qualcosa di speciale, qualcosa di nuovo e sorprendente», un vero grande magazzino del suo stile. E lui, va detto, dello stile ha l’idea che sia «il vero e unico lusso che può concedersi ciascuno, anche senza tanto denaro». Questa era la convinzione che aveva quando faceva il buyer per La Rinascente negli anni Sessanta, questa è l’idea che ha ora, guidando un gruppo verso l’obiettivo dei 2 mila miliardi di fatturato.

Non solo giacche

La Giorgio Armani spa compie quest’anno 25 anni, ed è come se lui, il padrone, improvvisamente avesse piena consapevolezza del suo ruolo e voglia di lasciare un segno indelebile, qualcosa di più di una serie di belle giacche che oggi stanno negli armadi e che in futuro forse saranno nei musei. Non ha figli, ha l’adorata nipote Roberta, che però vuole fare cinema, non ha deciso a chi e come lascerà un giorno il timone del suo impero, ma per il momento, come tutti i rivoluzionari, si è eretto un monumento. Un intero isolato, in cemento armato con bordure di marmo, costruito per le Assicurazioni Generali, su progetto di Enrico A. Griffini nel 1937, poi rimasto nella memoria dei milanesi per il Caffè Alemagna e il Cinema Capitol, entrambi scomparsi. Il luogo, come ricorda una lapide, è quello dell’antico carrobio di Porta Nuova, «una delle parti più squallide e più desolate di Milano», spiegava Alessandro Manzoni nei “Promessi Sposi” descrivendo l’ingresso di Renzo in città. Oggi è la porta della Milano elegante. Eppure è anche un’area un po’ abbandonata, dove perfino la sistemazione della piazzetta di via Croce Rossa, con la fontana-cubo dedicata a Sandro Pertini, non ha migliorato la situazione.
Pensa di riuscirci invece Armani, puntando su 6 mila metri quadri di spazi commerciali ristrutturati dallo studio Gabellini (ma lo stilista, neanche a dirlo, ha deciso tutto), e dedicati alle collezioni Emporio e Armani Jeans, ai profumi, agli accessori, ai libri, ai fiori e, grande novità, ad Armani Casa, la neonata linea di mobili e oggetti che per il momento saranno venduti solo lì, in 900 metri quadrati organizzati come un loft. Nel piano interrato, invece, un enorme spazio è stato ricavato per ospitare la Sony che inaugura così il suo più grande negozio italiano.
C’è attesa e curiosità a Milano per l’inaugurazione fissata il 5 ottobre, ma anche per i due ristoranti che esprimono l’ambivalenza del gusto Armani, rivolto a Oriente, ma legatissimo alle radici: ecco quindi il ristorante del mitico chef giapponese Nobu, con ingresso da via Pisoni, bar-lounge e scala che porta alla sala per 80, 90 persone; quindi l’Emporio Armani Caffè, con accesso da via Croce Rossa e, al primo piano, ristorantino dove regnano gli spaghetti al pomodoro. A Giorgio Armani non dispiacerebbe poter mettere anche i tavolini fuori ma, «mi raccomando», avverte, «non dite che per questo voglio togliere il monumento a Pertini». Comunque la proposta di pagare lui lo spostamento del grande cubo marmoreo, al sindaco l’ha già fatta, e Albertini per quanto si sa non gli ha risposto di no.

L’albergo del futuro

Va aggiunto che la pianta del palazzo a forma di croce ricorda volutamente la galleria Vittorio Emanuele, e crea un itinerario pedonale dove i giovani artisti italiani saranno invitati a esporre le loro opere.
Il gusto dell’insieme è vario, ma in purissimo stile Armani: pavimenti in miscela di quarzo beige o pietra serena grigio chiaro, superfici opache oppure traslucide, in rilievo e anche lisce, grandi display Led come quelli della celebre Times Square di New York, molta luce esterna che viene filtrata da pannelli di plexiglas, illuminazione studiata appositamente per far risaltare gli oggetti, soluzioni tecnologiche a profusione, ma tutte sempre rigorosamente nascoste dentro la struttura.
Fin qui i primi tre piani, interrato incluso. Sopra per il momento ci sono ancora gli inquilini. «Non vorrei allarmarli», avverte Armani, che però non resiste a rivelare il suo prossimo progetto: «Penso a un albergo», dice. Naturalmente di lusso, anzi di stile, dove le signore e i signori vestiti Armani possano dormire in letti firmati Armani, dopo aver fatto shopping da Armani e aver mangiato alla giapponese o all’italiana. Ma sempre nel segno di Armani.

(28/settembre/2000)

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