DESIGN ESTREMO
Stravaganze a tutto pelo
Tavoli di cincillà, scendiletto di springbok, coperte di volpe, cuscini di lapin. E la nuova mania americana. Che ora, complici gli stilisti nostrani, arriva anche in Italia. In una mostra
di Eleonora Attolico


E davvero insolita la mostra che si è svolta in questi giorni a Roma, a palazzo Ferrajoli. L'intento di "Stravaganze in pelliccia", in barba alle temute proteste degli animalisti, era di promuovere un settore che ancora pochi conoscono, quello dell'arredamento in pelle animale. Uno stilista come Roberto Cavalli aveva già segnato la via mostrando al settimanale "Chi" la sua casa in Toscana ricoperta di tappeti di zebra: il ritorno a uno stile anni Settanta dove abbondavano divani e tappeti maculati.
Oggi però la pelliccia entra nelle case. Non dovremo stupirci se presto saremo invasi da tavoli di cincillà, scendiletto di springbok, coperte di volpe e cuscini patchwork ricoperti di visone. Oggetti darredamento che presto potremo considerare più preziosi di una porcellana Ming. Il bello è che questi buffi mobili di pelliccia esposti nei saloni affrescati di Palazzo Ferrajoli non stonano con le tele del Canaletto o con i busti romani. Il pubblico cammina dunque tra tappeti di lapin stampato, poltrone e puff di persiano, armadi di petit gris colmi di stampelle lavorate in pelle di coniglio. Un po' kitch? Stranamente no.
In America questo mobilio è di gran moda e il giro d'affari anche per i pellicciai italiani sta crescendo. Importanti operatori del settore come Federico Albarello di Milano, Lunari e Pepe si sono cimentati in questa nuova forma di design. Ma non temete le ire degli animalisti?, abbiamo chiesto ad Alessandro Pepe, presidente per il Lazio dell'Associazione Italiana Pellicceria: «No, figuriamoci: sono tutti animali di allevamento, mi raccomando, lo scriva...».
In effetti, le polemiche su pelliccia e derivati non mancano. Il settore, negli ultimi anni, ha beneficiato di un grande incremento riuscendo ad attecchire su una fascia di pubblico più giovane. Comprarsi una giacca di cavallino non è un reato né uno schiaffo alla miseria, visto che molti pellami - tra cui il pony o il coniglio - sono relativamente poco costosi. Tirano un po' meno i mantelli tradizionali da "siura milanese" o da "pariolina arricchita", e aumenta invece l'uso della pelliccia come accessorio per bordare golf e giacchine corte (vedi ad esempio il successo di Anna Molinari -Blumarine).
Insomma, la pelliccia diventa sempre più una stravaganza irresistibile. Basta dare un'occhiata alle sfilate di pret à porter autunno-inverno 2000-2001: gli stilisti suggeriscono spesso capi rivisitati in chiave avanguardista (basta pensare a Fendi, Gucci e Cavalli). Quanto ai pellami preferiti dai giovani, spopola il coniglio: secondo gli ultimi dati Istat del dicembre 1999, l'importazione di questa pelle ha conosciuto un impulso esorbitante che ammonterebbe al 236 per cento. Ma sono cresciute anche le richieste di visone (+20 per cento), volpe (+65 per cento) e astrakan (+35,8 per cento).
Un'ultima curiosità. In una antica versione di Cenerontola, la preziosa scarpetta era di "vajo", un tipo di pelliccia che in francese si traduce "vair". Poi, con il passare dei secoli, si trasformò in vetro (verre in francese, con una pronuncia simile a vair). Forse, a pensarci bene, la favola sarebbe stata tutta diversa se solo Cenerentola si fosse tenuta la scarpetta di pelle. E' calda, avvolge il piede ed è difficile perderla... Ma questa è un'altra storia.
Per informazioni rivolgersi all'Associazione Italiana Pellicceria
Piazza G.G. Belli, 2
00153 Roma
Tel: 06 581 08 54
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