L'ALLEANZA STRATEGICA TRA MODA E DESIGN
Che bel vestito sembra una sedia
Stessi colori. Stesse forme. Persino stessi materiali.
Gli stilisti creano abiti ispirati allarredamento. E viceversa. Tra critiche e consensi
di Jacaranda Falck

Il segnale lo ha dato qualche giorno fa, in occasione del Salone del mobile di Milano, Giorgio Armani. «La moda non è democratica, è troppo chiusa, il design interessa più gente», ha dichiarato lo stilista. Creando non poco stupore. Fino a qualche anno fa, infatti, luniverso dei designer e quello degli stilisti, ovvero dei cosiddetti fashion designer, si mantenevano infatti rigorosamente a distanza. Come due tribù rivali separate da una sottile linea di confine, i due gruppi si guardavano con malcelata diffidenza. Poi, lentamente, la barriera è caduta. E il rapporto è diventato sempre più stretto. Il fenomeno, però, non era mai stato così evidente come in questi giorni. Per rendersene conto basta dare unocchiata alle vetrine dei negozi di abbigliamento che esibiscono le novità di primavera. Laustraliano Marc Newson, il designer scoperto un paio danni fa da Madonna, si lancia sullacciaio per produrre una linea di chaise-longue? Il francese Paco Rabanne, noto fin dagli anni Sessanta come il sarto metallurgico, risponde riproponendo i suoi celebri abiti fatti di placche di metallo. Marco Zanuso realizza per Arflex una poltrona di pelle intrecciata? In un batter docchio Romeo Gigli riprende il tema su una camicia. Cappellini mette in catalogo la Rainbow chair, la seggiola in plastica dipinta con un tripudio di righe multicolori? La rigomania travolge tutti gli stilisti, da Paul Smith a Missoni. Insomma: è ormai evidente come i grandi della moda occhieggino in modo sempre più attento alle novità proposte dalle grandi case di design. E viceversa. In un rincorrersi continuo di mode e tendenze in continuo movimento.
Moda e design sono finalmente entrati in relazione», conferma Maria Teresa Venturini, figlia di Anna Fendi e responsabile della linea giovane Fendissime, nonché dellorganizzazione degli eventi culturali sponsorizzati da Fendi. «Ma il fenomeno ha radici più profonde e si colloca nel crollo delle barriere tra arti minori e arti maggiori: ormai moda, design e arte sono un unico universo». E gli esempi di questo neonato calderone creativo, in effetti, si sprecano: leclettico stilista britannico Paul Smith ha appena siglato un contratto di collaborazione con la Scp, una delle più importanti società di design inglese; Rei Kawakubo, madame Comme des Garçons, da anni disegna anche una linea mobili che le vale lammirazione di più di un designer di professione; la giovane artista giapponese Mariko Mori, lanciata un paio danni fa da Miuccia Prada, che le dedicò una grande mostra a Milano, prima di dedicarsi allarte era una fotomodella. E così via. Questa unione però non è apprezzata da tutti. «Sono favorevole quando si parla di condividere esperienze progettuali o ricerche sui materiali», spiega Marco Romanelli, critico di design della rivista Abitare. «Quello che invece non apprezzo è lo scimmiottamento degli stessi criteri estetici». E rincara la dose: «Che senso ha vestire una donna come una poltrona e viceversa? Sono solo banali travestimenti privi di qualsiasi concetto di fondo».
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