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GIAMBATTISTA VALLI, GIOVANE GURU DELLA MAISON UNGARO
Genio e spensieratezza
Trasgressivo. E al tempo stesso raffinato. È lo stile con cui ha conquistato ribalta e mercato


di Jacaranda Falck


Quanto può costare ricreare dal nulla in una serra di Parigi una prateria del Rajastan con tanto di alberi e fiori, laghetti e cascate, colline e sentieri di sabbia? Centinaia di milioni e diversi giorni di lavoro incessante. Eppure Giambattista Valli, trentaquatrenne direttore artistico della maison Ungaro, non ci ha pensato due volte. E per la sfilata di alta moda (avvenuta lunedì 22 gennaio nell’ambito della settimana parigina dell’haute couture) e il lancio del nuovo profumo Desnuda, ha fatto ricostruire un pezzo d’India all’interno del parco de la Villette a Parigi.

«I nostri uomini hanno lavorato per giorni e giorni, abbiamo fatto arrivare interi camion di piante, abbiamo tinto di rosa, il colore del profumo, l’acqua del lago e la sabbia dei vialetti». D’altra parte, da quando quattro anni fa è entrato alla Ungaro come responsabile della linea di alta moda pronta, Valli ha sempre fatto le cose in grande. E non ha mai sbagliato un colpo, con tanta classe e una sana, fresca spensieratezza. Alle spalle il giovane romano aveva diverse esperienze nel campo della moda: prima con Roberto Capucci, poi con le Fendi come disegnatore della linea Fendissime, infine, con Krizia come senior designer. La svolta però arriva nel 1997, quando incontra Emanuel Ungaro. «Ci presentò un amico comune», ricorda Valli: «Lui cercava qualcuno che lo aiutasse a ridare smalto al suo marchio, io volevo fare un’esperienza all’estero per un grande della moda francese». Il primo incontro è piuttosto curioso. «Ho solo cinque minuti per lei», tagliò corto Ungaro appena si trovò davanti il giovane Valli. «Io lo lasciai parlare per qualche minuto», racconta Valli, «e alla fine mi disse che gli piacevo e che potevo iniziare a lavorare quando volevo».

Da allora Valli non ha più lasciato l’atelier di avenue Montaigne. Certo, entrare in una casa di moda come la Ungaro dove dal 1968, anno in cui è stata fondata, ogni decisione è stata presa solo ed esclusivamente da Ungaro in persona, non è facile. «Durante il primo anno non ho fatto altro che ascoltare quello che diceva Emanuel, guardavo e cercavo di imparare», ricorda lo stilista: «Alla fine ho preso il coraggio a quattro mani e ho cominciato a fare le mie proposte». Proposte che incontrano i favori di Monsieur, come viene chiamato da tutti i suoi assistenti Ungaro. Lo stile dei due creativi è molto diverso ma, per molti versi complementare. E così i due stilisti sono riusciti a dividersi il lavoro senza rivalità. Ungaro continua a occuparsi della linea di alta moda, mentre Valli si concentra sul prêt-à-porter. Pochi mesi dopo il suo arrivo viene promosso direttore creativo del gruppo. «Faccio di tutto», racconta: «Con Emanuel e sua moglie disegno, seguo i casting, seleziono le idee per le pubblicità, e mi occupo della musica e delle luci».

ALLA RIBALTA.
Un lavoro estenuante, che ha però consentito a Valli di riportare nel giro di pochi anni il nome Ungaro sotto i riflettori della ribalta. Con una serie di mosse azzeccate. Due anni fa, per esempio, con la moglie di Ungaro, Laura, responsabile dell’ufficio stampa, Valli dà il via a una serie di campagne pubblicitarie shock. Per l’estate del 1999 il fotografo Mario Sorrenti immortala la bella modella Kirsten Owen in pose sadomaso in compagnia di un grande cane bianco che indossa una museruola di pelle nera con borchie d’argento. L’opinione pubblica è scandalizzata. La redazione del mensile americano “Harper’s Bazaar”, che ha pubblicato per primo le fotografie, viene sommersa da lettere di protesta dei lettori. Valli si scusa con la stampa e minimizza l’accaduto, ma per giorni e giorni i giornali specializzati non parlano d’altro. Subito dopo il giovane creativo decide di rimodernare i negozi Ungaro. Il primo esperimento viene fatto con la boutique di avenue Montaigne a Parigi. Valli e Ungaro chiamano l’architetto Antonio Citterio e gli chiedono di realizzare un ambiente che ricordi il boudoir di una donna contemporanea con grandi divani da oppio cinesi, fiori e candele. Il progetto è un successo: in breve la nuova boutique registra un incremento delle vendite del 20 per cento. Seguendo la stessa idea, ad aprile verranno inaugurati mega-negozi a Londra, New York, Roma e in Giappone. E poi? «Abbiamo ancora molte cose da fare», aggiunge, «vogliamo espandere la linea di accessori, lanciarci nel mercato dei gioielli e della lingerie e muovere all’attacco del mercato americano».

(26/gennaio/2001)

GLI STILISTI
. Giorgio Armani
. Emporio Armani
. Armani Uomo
. Renato Balestra
. Luella Bartley
. Antonio Berardi
. Blumarine
. Burberry
. Byblos
. Roberto Cavalli
. Céline
. Hussein Chalayan
. Chanel
. Chloe
. Costume National
. Dior
. D&G
. Dolce&Gabbana
. Dolce&Gabbana Uomo
. Etro
. Exte
. Fendi
. Gianfranco Ferrè
. Marella Ferrera
. Galliano
. Gattinoni
. Gaultier
. Gaultier Uomo
. Genny
. GFF
. Romeo Gigli
. Givenchy
. Gucci
. Guerriero
. Carolina Herrera
. Tommy Hilfiger
. Iceberg
. Marc Jacobs
. Stephan Janson
. Donna Karan
. Michael Kors
. Krizia
. Lacroix
. Ralph Lauren
. Yves Saint Laurent
. Max Mara
. Marni
. Gai Mattiolo
. Julien McDonald
. Mc Queen
. Missoni
. Moschino
. Thierry Mugler
. Issey Miyake
. Marjan Pejoski
. Prada
. Prada Uomo
. Paco Rabanne
. Red or Dead
. Paul Smith
. Lawrence Steele
. Strenesse
. Swish
. Anna Sui
. Trussardi
. Emanuel Ungaro
. Valentino
. Valentino Uomo
. Versace
. Versace Uomo
. Victoria's Secret
. Philip Traecy
. Louis Vuitton
. Vivienne Westwood
. Westwood Uomo
. Matthew Williamson
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